Comunicato del Comitato per l’Area di crisi di Sassari, Alghero e Portotorres
il testo integrale con cui Alessandra Giudici, si rivolge al presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, in nome e per conto del Comitato per l’Area di crisi di Sassari, Alghero e Porto Torres.
Gentilissimo Presidente,
due giorni fa si è riunito nella sala Campus del palazzo della Provincia di Sassari il Comitato per l’Area di Crisi. È l’organismo nato nel 1994, quando fu istituita l’Area di crisi industriale di Sassari, Alghero e Porto Torres, alla quale furono concessi dal governo nazionale finanziamenti straordinari per sostenere l’iniziativa industriale attraverso la firma di un apposito Contratto d’Area. Del Comitato fanno parte la Provincia di Sassari, che del Contratto è responsabile unico, i Comuni di Sassari, Alghero e Porto Torres, la Camera di Commercio, la Confindustria, l’Api Sarda e tutte le altre associazioni di categoria, le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil e le federazioni territoriali delle sigle del comparto chimico che fanno capo alle stesse organizzazioni confederali. La convocazione straordinaria del Comitato, la cui funzione è arrivata a compimento con l’attuazione – fra luci e ombre – del Contratto d’Area originario e dei protocolli aggiuntivi sottoscritti negli anni, è il segno più chiaro della situazione in cui è piombato questo territorio nel giro di pochi mesi. Beninteso, la situazione non è precipitata di colpo, e le origini della difficile crisi economica, occupazionale, produttiva e sociale che stiamo affrontando in questo momento non sono certo recenti. Ma è emblematico che il Comitato per l’Area di crisi sia stato convocato dopo diverso tempo. Dopo che tutti gli attori istituzionali, economici e sociali che ne fanno parte avevano deciso di archiviare l’esperienza del Contratto d’Area – con tutto ciò che sottintendeva anche sul piano psicologico per un territorio definito Area di crisi – e di riprendere a parlare di sviluppo, a elaborare prospettive di medio e lungo periodo, a definire azioni da compiere per rilanciare l’economia della Sardegna Nord Ovest. Dopo che era stato deciso di ampliare il ragionamento, coinvolgendo l’intera classe dirigente provinciale in un percorso di riscatto che coinvolgesse tutta la Provincia di Sassari. Ebbene, per quanto la crisi abbia origini lontane e spiegazioni molteplici, le vicende degli ultimi mesi e le decisioni assunte altrove sulla testa di tutto il territorio ci hanno fatto ripiombare in uno stato di crisi che, numeri alla mano, risulta anche più grave rispetto a quando, ormai quindici anni fa, la Provincia di Sassari fu definita Area di crisi da un provvedimento del governo nazionale. Oggi non possiamo parlare di sviluppo e di progettualità perché dobbiamo fare i conti con l’emergenza. Una situazione drammatica, un’emorragia occupazionale e produttiva che preoccupa anche per le forti ripercussioni sociali che rischia di avere, a iniziare dal fatto che l’esasperazione e la rabbia – assolutamente comprensibili e condivisibili – di centinaia di lavoratori iniziano a diventare difficili da controllare. Nel frattempo, c’è che il territorio si trova costretto, prima ancora di pensare al proprio futuro, a difendere con le unghie e con i denti, quel che ha. E quel che ha è soprattutto l’industria chimica di Porto Torres, il cui destino è avvolto da un alone di mistero che non lascia presagire niente di buono all’orizzonte. Ecco perché ci sentiamo in crisi e abbiamo deciso di riunire di nuovo il Comitato per l’area di crisi. Viviamo nell’emergenza e difendiamo l’esistente. Senza stancarci, anche a costo di sembrare ossessivi, continueremo ad avanzare le stesse richieste che formuliamo da mesi a tutela del polo industriale di Porto Torres, attorno al quale ruota – inutile negarlo – l’intero sistema economico e produttivo territoriale. Attendiamo risposte, ma il tempo passa e continuiamo a non essere ascoltati. Siamo pronti a mobilitarci, a sostenere con ogni energia residua le ragioni dei lavoratori, che sono anche quelle di chi li rappresenta nelle istituzioni e nelle organizzazioni sindacali. Siamo decisi a difendere il territorio dagli attacchi di chi, eliminando con un solo colpo di spugna l’unica realtà industriale radicata nel territorio, ci condanna a un coma irreversibile. Per tutte queste ragioni ci troviamo nella condizione di esigere il rispetto di tutti gli impegni assunti negli anni dalla Regione Sardegna e sottoscritti anche da Lei durante il primo e ultimo incontro avuto col territorio, in occasione degli Stati generali della Provincia di Sassari che si sono tenuti lo scorso 15 maggio. In particolare, chiediamo ancora che ci si adoperi per l’attivazione da parte del Governo nazionale di un tavolo di confronto sulla chimica col coinvolgimento della Regione e dei rappresentanti istituzionali, sociali ed economici del territorio. Pretendiamo l’applicazione del progetto di salvaguardia della chimica italiana annunciato dal Governo nazionale lo scorso 22 marzo 2009, l’applicazione del progetto di rilancio della filiera cloro-soda in Italia e in Sardegna, l’applicazione del progetto – ancora sconosciuto – per l’eventuale riconversione o riorganizzazione produttiva delle filiere di Porto Torres ritenute diseconomiche, l’applicazione del progetto di riattivazione degli impianti di cumene e fenolo. Chiediamo l’attivazione da parte del Governo nazionale di tutte le procedure necessarie per il rilascio delle autorizzazioni definitive per l’avvio degli interventi di bonifica dei siti a carico delle aziende che operano all’interno del polo petrolchimico, nonché l’attivazione da parte del Governo nazionale di tutte le procedure necessarie per ottenere l’immediata disponibilità delle risorse necessarie per gli interventi più complessivi di bonifica dei siti. Chiediamo anche l’attivazione da parte della Giunta regionale della Conferenza dei servizi A.I.A. per il rilascio delle autorizzazioni definitive, che sono indispensabili per accelerare i tempi dell’avvio degli investimenti di E.On a Fiume Santo. Abbiamo atteso per essere ascoltati, per poter spiegare le ragioni di un malessere grave, gravissimo. E poi abbiamo atteso le risposte, il rispetto degli impegni assunti, a iniziare da quello di rendere conto a questo territorio di qualsiasi cosa succeda e di qualsiasi cosa venga decisa sul suo conto. Ma l’attesa non può essere infinita. Il tempo che passa non sta dalla parte di chi deve affrontare l’emergenza, perciò chiediamo che tutte le nostre domande e le nostre richieste vengano soddisfatte in tempi brevissimi. Chiediamo ancora una volta che Lei si faccia carico della situazione, che si assuma piena responsabilità di quanto è nelle competenze della Regione, che sostenga le nostre istanze nei confronti di Roma e del governo nazionale. Annunciamo sin da ora di essere pronti ad aderire a ogni forma di sciopero o mobilitazione che le organizzazioni sindacali hanno già annunciato di voler intraprendere.
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Ennesima situazione di disagio subita dai Lavoratori E-ON
Ultima “performance” da segnalare se così si può chiamare, (è stata segnalata a più riprese infatti non è la prima volta che succede) , è quella relativa ai conguagli Irpef operati nella mensilità di dicembre 2008 : l’assoluta maggioranza dei Lavoratori ha “pagato” un conguaglio che ha mediamente annullato la 13a mensilità, variando in una forbice tra i 1000 ed i 2000 euro.
Supponendo che i conteggi siano corretti ed i soldi siano effettivamente dovuti, supponendo che anche altre aziende operino nello stesso modo,
supponendo che tale società di servizi abbia dei limiti qualitativi nella gestione dei dati di tutto il personale.
Il Lavoratore non comprende, come mai il precedente gestore di questo servizio, riuscisse a distribuire egregiamente il prelievo irpef nel corso di tutto l’anno, arrivando a dicembre ad usare la “voce di conguaglio” per allineare solo i decimali (considerando anche che con il passare degli anni le tecnologie informatiche a supporto sviluppano le capacità di elaborazione in modo sicuramente esponenziale).
Questa rivendicazione, non per esercizio di retorica, ma per denunciare i disagi che il lavoratore da questa pratica subisce, infatti la 13a mensilità è normalmente dedicata al saldo della rata del mutuo della casa e di altre “spese importanti”, o anche di salute (odontoiatria ed altre necessità) e non certamente per quella piccola minoranza che la dedica alle “spese voluttuarie”; fermo restando che qualunque sia la destinazione d’uso della retribuzione, il lavoratore ha diritto ad una certezza retributiva mensile che non lo metta nella condizione del rischio di non poter onorare i propri impegni non potendo fare affidamento sul proprio datore di lavoro, seppur quest’ultimo per tramite di una società di servizi che opera in sua vece.
Inoltre, a completamento, il vigente governo italiano, non avendo proceduto a detassare le doppie mensilità di fine d’anno, come richiesto da tutte le parti sociali per poter rilanciare i consumi e di conseguenza smuovere la stagnazione dell’economia italiana, aveva comunque invitato i cittadini a spendere questo “surplus” retributivo confidando in esso proprio per la risoluzione del suddetto problema.
È evidente, che senza la detassazione (del governo) e senza la 13a (erosa dal conguaglio IRPEF di HR4you), le famiglie dei lavoratori di fiume santo anche volendo, ben poco hanno potuto partecipare al risanamento dei conti economici dello stato, dovendo fare i conti con uno stipendio ordinario e soprattutto per le monoreddito con la ormai famosa e diremmo “famigerata” quarta settimana.
Chiediamo pertanto che E.on per il futuro, provveda a pretendere alla società di servizi in questione, la distribuzione “calcolata” del prelievo irpef in modo equo nel corso di tutto l’anno, senza ricorrere allo strumento del conguaglio se non per le limature di quadratura dei conti.
per L’Uilcem
Franco Peana Segretario di Comparto
Succede sempre in casa E.ON questa volta in inghilterra
Succede sempre in casa E.On, che in Inghilterra sembra essere nel mirino di organizzazioni Ambientaliste e di assalti di singoli “difensori dell’ambiente”..leggetevi quanto accaduto alla centrale di Kingsnorth in Inghilterra, cosa che deve far riflettere, le Centrali ora sono al centro di azioni dimostrative, vedi assalti di Greenpeace, vedi cambio di cartellonistica, attacchi come quello raccontato dall’articolo dell’Unità ad opera dell’ambientalista solitario, qualcuno ha pensato a soliti di Greenpeace ma questa volta si sono affrettati a dire che loro agiscono non agiscono in attachi anonimi.Pertanto credo che sia opportuno rivedere le sicurezze esterne per impedire attacchi di questo tipo..le Centrali elettriche come sappiamo sono siti strategici e devono essere preservati e difesi da attacchi di questo tipo..ora del tutto pacifici ma non possiamo escludere delle azioni eclatanti, che potrebbero significare danni al personale impiegato e conseguenze tremende al tutto il sistema energetico di un determitato luogo…bisogna vigilare.
“Climate man”: un uomo misterioso ferma i veleni inglesi
Chi riuscirà a salvarci dall’inquinamento? Saranno i grandi dellaTerra?Ovvero i Paesi iper industrializzati che discutono di clima ed effetto serra, e nel frattempo respirano (e fanno respirare) più anidride carbonica che ossigeno? Può essere. Ma intanto, nell’attesa di una risposta, c’è chi voglia e tempo di aspettare non ne ha proprio, e decide di agire da solo. Questa persona, ancora senza nome, da pochi giorni ha un soprannome, da personaggio dei fumetti: “climate man”. A darglielo sono stati i media inglesi, quando hanno diffuso ciò che è accaduto la sera del 28 novembre scorso in una delle più grandi e super controllate centrali a carbone inglesi, a Kingsnorth, non lontano da Londra. In barba a telecamere e agenti di sorveglianza, un uomo si è introdotto indisturbato nella sala macchine dell’industria e ha manomesso una turbina da 500 megawatt. Climate man si è poi dileguato, lasciando sul uogo del delitto un biglietto: «No a nuove centrali a carbone». Un’azione di protesta che potrebbe essere paragonata a tante altre se non fosse che il sabotatore ha agito da solo, che è risucito ad eludere i controlli e, soprattuto, che lo stop di quattro ore della turbina ha ridotto del 2 per cento le emissioni di CO2 dell’intera Gran Bretagna.
Articolo apparso sull’Unità on line che vi invito ad approfondire
Reportage in voce e foto sulla vertenza dei Chimici di Portotorres
Vi proponiamo uno reportage di Roberta Pietrasanta inerente la manifestazione per la vertenza della chimica di Porto Torres, che vede contrapposti la Polimeri Europa (impresa pubblica) e i lavoratori del comparto chimico, l’impresa pubblica ha quanto pare ha deciso la chiusura delgli impianti con tutto ciò che ne consegue….
Fonte www.romangia.net
Salviamo la Chimica: Manifestazione a Portotorres
La città di Portotorres insieme al Territorio si sono mobilitati in una grande manifestazione al grido di “Salviamo la Chimica”, in migliaia hanno risposto all’appello dei lavoratori del comparto chimico del nord Sardegna, diecimila persone hanno sfilato nelle vie della città per manifestare la solidarietà ai lavoratori che rischiano il posto di lavoro in quella aerea già provata da continue emorragie di posti nell’industria.
La manifestazione è stata partecipata anche dalle municipalità, frale quali possiamo citare i Comuni di Sassari, Sorso, Sennori, PortoTorres,Putifigari,Ittiri, Olmedo, Mara, Florinas, PozzoMaggiore, Sedini CastelSardo, e altri, che hanno sfilatato con i loro gonfaloni,mi perdorenanno i non citati, ma non li ricordo tutti.
Cosa non ultima anche il mondo del commercio si è dimostrato solidale con i lavoratori del petrolchimico abbassando le serrande e sfilando assieme agli operai.
La scesa in piazza era organizzata dai Sindacati Cgil Cisl Uil.
Tag Technorati: sciopero, chimica, portotorres, polimeri europa, chiusura stabilimenti, operai




facente capo oggi alla Società 